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La sterilità curata


di Membro VIP di Annunci69.it Kutaro
26.11.2025    |    4.151    |    4 7.0
""Sì! Riempimi! Dammi un figlio!" urlò Giulia, mentre accoglieva il seme dell'altro uomo..."
Le luci dei grattacieli di Porta Nuova filtravano attraverso le ampie vetrate del lussuoso appartamento al settimo piano. Marco, 35 anni, manager finanziario di successo, fissava il riflesso del Bosco Verticale nel vetro, ma non vedeva la città. Sentiva solo il vuoto dentro di sé.

La diagnosi era arrivata sei mesi prima: sterilità completa. Azoospermia. Lui e Giulia provavano ad avere un bambino da due anni, e quella notizia era stata la fine della sua virilità, almeno nella sua testa. Giulia, splendida coetanea, dirigente nel settore moda, non l'aveva lasciato. Invece, la loro vita sessuale aveva preso una piega oscura, necessaria.

"È quasi qui," disse Giulia, uscendo dalla camera da letto. Indossava una vestaglia di seta color crema aperta quel tanto che bastava per mostrare la lingerie di pizzo nero. Era bellissima, algida e intoccabile, la perfetta donna milanese di classe.

"Sei sicuro di questo?" chiese lei, anche se sapeva già la risposta.

"Sì," rispose Marco, la voce che tremava appena. "Voglio vederti felice. Voglio vederti godere come io... come io non riesco a farti fare."

Il citofono suonò.

Il cuore di Marco saltò in gola. Andò ad aprire. Davanti a lui c'era Luca. Non era un manager, né un "colletto bianco" come loro. Era un personal trainer che Giulia aveva conosciuto in palestra in zona Brera: 28 anni, fisico statuario, braccia tatuate e un sorriso sfacciato.

"Buonasera, Marco," disse Luca, entrando senza chiedere permesso. La sua stretta di mano fu ferma, dominante. Marco si sentì subito inferiore, fisicamente e biologicamente.

Giulia li raggiunse in salotto. Non servirono convenevoli. L'atmosfera era carica di un'urgenza primordiale che stonava con l'eleganza fredda dell'arredamento di design.

"Versati da bere, Marco," ordinò Giulia, mentre Luca le cingeva già i fianchi, possedendola con lo sguardo. "E poi mettiti sulla poltrona."

Marco obbedì. Si versò un whisky, le mani che tremavano, e si sedette sulla poltrona di pelle, destinato al suo ruolo di spettatore pagante.

Luca non perse tempo. Baciò Giulia con una foga che Marco non aveva mai osato mostrare. La spogliò lì, sul tappeto persiano, trattando il corpo di sua moglie come se fosse di sua proprietà. Marco guardava, il respiro corto, sentendo quel mix velenoso di dolore ed eccitazione. Vedeva la passione, la forza bruta che a lui mancava.

Poi, il rapporto iniziò. Era intenso, rumoroso. Giulia gridava in un modo che riecheggiava nelle pareti silenziose della casa. Marco stringeva il bicchiere fino a farsi male alle dita, ipnotizzato dal ritmo dei fianchi di Luca.

Ma fu verso la fine che tutto cambiò.

Luca stava aumentando il ritmo, il respiro affannoso, pronto a concludere. Giulia, con il viso stravolto dal piacere e i capelli appiccicati alla fronte, afferrò le spalle di Luca e lo guardò dritto negli occhi.

"Non fermarti," ansimò lei. Poi, girò la testa verso Marco. I loro sguardi si incrociarono. Gli occhi di Giulia erano lucidi, determinati, crudeli.

Tornò a guardare il suo amante. "Fallo, Luca," gridò lei, la voce rotta dal desiderio. "Vienimi dentro. Mettimi incinta!"

Marco sussultò sulla poltrona. Il bicchiere quasi gli scivolò di mano. *Incinta*. Quella parola rimbombò nella sua testa come uno sparo. Non ne avevano parlato. L'accordo era il sesso, l'umiliazione, non... non questo.

Luca esitò per una frazione di secondo, sorpreso, poi un sorriso trionfante gli illuminò il volto. Guardò Marco un'ultima volta, un'occhiata di pura supremazia genetica, e affondò completamente.

"No..." sussurrò Marco, ma la voce gli morì in gola.

"Sì! Riempimi! Dammi un figlio!" urlò Giulia, mentre accoglieva il seme dell'altro uomo.

Marco rimase pietrificato. Guardò sua moglie ricevere ciò che lui non avrebbe mai potuto darle. In quel momento, la sua sterilità non fu più solo una diagnosi medica, ma una condanna a vita. Stava guardando la creazione di una famiglia da cui lui era biologicamente escluso, ma che avrebbe dovuto mantenere.

Quando finirono, Luca crollò sopra di lei per un momento, poi si alzò, nudo e fiero. Giulia rimase stesa, una mano posata protettivamente sul ventre piatto, un sorriso beato sulle labbra che Marco non le vedeva da anni.

Luca si rivestì con calma, mentre il silenzio riempiva la stanza. Si avvicinò a Marco, che era ancora immobile, pallido.

"Beh," disse Luca, sistemandosi l'orologio al polso. "Sembra che abbiamo fatto un buon lavoro, Marco. Se sarà maschio, avrà le spalle larghe."

Gli diede una pacca sulla guancia, umiliante e leggera, poi uscì dall'appartamento, lasciando la porta socchiusa.

Giulia si alzò lentamente, avvolgendosi nella vestaglia. Non andò in bagno a lavarsi. Voleva tenere tutto dentro. Si avvicinò a Marco, che fissava il pavimento.

"Giulia..." mormorò lui, la voce rotta. "Perché? Non era... non avevamo deciso questo."

Lei si chinò, prendendogli il viso tra le mani. Lo guardò con una dolcezza che faceva più male della crudeltà.

"Amore mio," sussurrò. "Volevamo un bambino, no? Ora forse ne avremo uno."

"Ma non sarà mio," disse Marco, le lacrime che gli pungevano gli occhi.

"Sarà nostro," lo corresse lei, accarezzandogli la testa come si fa con un bambino o un animale domestico obbediente. "Lui ci ha messo il seme, tu ci metterai il nome e i soldi. È questo il tuo ruolo ora, Marco. Lo accetti?"

Marco guardò il ventre di sua moglie, dove forse la vita di un altro uomo stava già iniziando. Sentì il peso definitivo della sua sconfitta, l'accettazione totale del suo essere un "beta" nella gerarchia della natura. Non poteva darle quello che voleva. Luca poteva.

Abbassò lo sguardo, baciando la mano di sua moglie.

"Sì, Giulia," sussurrò, arrendendosi completamente. "Lo accetto."

"Bravo," disse lei, sorridendo mentre si dirigeva verso la camera da letto. "Ora vieni a letto. Ma non toccarmi. Voglio dormire con il suo odore addosso."
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